Avvocato Davide Cornalba: come determinare responsabilità sinistri stradali

Quando si affronta il tema dei danni prodotti dalla circolazione di veicoli, e’ molto ultile approfondire il blog dell’avvocato Davide Cornalba. Tutto ruota, infatti, intorno all’art. 2054 c.c., il quale con una serie di presunzioni iuris tantum e iuris et de iure, pone a carico del proprietario di qualunque veicolo non marciante su rotaie, ed eventualmente del conducente se persona diversa, la responsabilità per danni prodotti nei confronti di oggetti e persone terze e occupanti del veicolo stesso. Parliamo di responsabilità oggettiva, ma per capire meglio questo concetto, e’ utile analizzare i primi tre aspetti dell’art. 2054 c.c..

 

Il primo comma dell’art. 2054 c.c. stabilisce che “Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno”. L’ultima frase di tale comma ammette quindi la possibilità per il soggetto di dimostrare non solo di aver tenuto un comportamento corretto, ma altresì di essersi impegnato attivamente per cercare di prevenire ogni possibile conseguenza dannosa derivante dalla propria circolazione. Fermo restando l’inversione dell’onere della prova, la dottrina maggioritaria sostiene che il conducente è responsabile del danno cagionato anche se non è in colpa, sussistendo pertanto la responsabilità dello stesso anche nel caso in cui sia stato prudente e diligente alla guida. La responsabilità è quindi esclusa solo se fornisce la prova diretta a far venire meno il rapporto causale tra la circolazione del veicolo ed il danno che ne è derivato.

 

Il secondo comma dell’art. 2054 c.c. stabilisce che “in caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli”. Per entrambi esiste, dunque, la prova liberatoria, ma in mancanza della stessa ciascuno dovrà rifondere i veicoli danneggiati nella percentuale del 50% ciascuno. I primi due commi dell’art. 2054 del codice civile, dunque, pongono una questione interpretativa non da poco, evidenzia ancora l’avvocato Davide Cornalba, che ha approfondito l’argomento in numerose pubblicazioni. Nello specifico, un primo orientamento prevede che il danneggiato che voglia superare la presunzione sancita dal secondo comma, deve provare la colpa specifica dell’altro soggetto, nonché fornire la prova liberatoria, prevista dal primo comma, di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Un orientamento spesso criticato dalla Corte di Cassazione. Un secondo orientamento, più condiviso, spiega l’avvocato Davide Cornalba, prevede invece che, in forza del principio che si pone come esigenza di assicurare una distribuzione delle responsabilità più aderente al caso concreto, vi è la necessità di procedere all’accertamento in concreto della condotta di guida tenuta da entrambi i conducenti dei veicoli coinvolti.

Il terzo comma dell’art. 2054 c.c. prevede, infine, che “Il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l’usufruttuario o l’acquirente con patto di riservato dominio, è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà”, stabilendo una responsabilità in solido tra i due soggetti, pertanto il conducente del veicolo al momento del sinistro sarà chiamato a rispondere dei danni cagionati in via solidale con il proprietario dello stesso.